Saldi: si prevede una stagione “magra” per i saldi 2023, con una spesa media inferiore del 3% rispetto al 2022. Crisi, rincari e Black Friday frenano la corsa agli acquisti.

Come ad ogni inizio anno, si avvicina la stagione dei saldi. In alcune regioni (Sicilia e Basilicata) le vendite promozionali prenderanno il via il 2 gennaio, in quasi tutto il resto d’Italia partiranno, invece, il 5 gennaio.

L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima una stagione “magra” per i saldi invernali: appena il 24% delle famiglie approfitterà delle vendite promozionali. Dal confronto con lo scorso anno emerge una diminuzione del -13% dei nuclei familiari che si apprestano ad approfittare delle vendite promozionali.

La spesa media a famiglia sarà di 178,60 euro (il 3% in meno rispetto a gennaio 2022). Esiste, però, un forte divario: vi sono infatti famiglie che spenderanno cifre ben superiori a questa media, altre che non effettueranno alcun acquisto. A incidere sulla scarsa corsa agli acquisti non solo contribuiscono la crisi ed i rincari (l’Osservatorio Federconsumatori prevede nel 2023 una stangata di +2384,42 euro), ma anche il prolungato periodo di sconti avvenuti in occasione del Black Friday.   Tra coloro che acquisteranno a saldo non manca chi ha “rimandato” qualche regalo di Natale al periodo di vendita promozionale, per acquistarlo a prezzi più vantaggiosi.

Chi ha intenzione di effettuare acquisti approfittando dei saldi deve comunque tenere a mente alcune regole e raccomandazioni importanti: il rischio di incorrere in un inganno purtroppo è sempre dietro l’angolo ed è diffusa la possibilità di imbattersi in promozioni decisamente poco vantaggiose:

 

Prezzi

L’art. 15 del D.Lgs. n. 114/98 dispone che il cartellino debba indicare sia il prezzo “pieno” che quello ridotto nonché la percentuale di sconto. Per evitare che i potenziali clienti possano confondere la merce in saldo con gli altri articoli in vendita sarebbe inoltre utile separare negli espositori le due categorie di prodotto.

Lo sconto riportato sul cartellino è quello che l’esercente è tenuto ad applicare e perciò, se alla cassa venisse chiesto il pagamento di una cifra differente, è opportuno farlo subito presente al negoziante. Qualora si presentino difficoltà non esitare a rivolgersi alla Polizia Municipale.

La normativa vigente obbliga gli esercizi commerciali a garantire ai clienti il pagamento tramite POS, quindi con carta di credito o bancomat. Nel caso in cui l’esercente non consenta tale opzione di pagamento, è possibile segnalare l’episodio alla Guardia di Finanza.

In linea di massima è preferibile evitare di acquistare nei punti vendita che non espongano entrambi i prezzi (quello pieno e quello scontato) e la percentuale di sconto, nonché diffidare delle offerte eccessivamente vantaggiose (pari o superiori al 60%), dietro a cui potrebbe nascondersi un tentativo di truffa o un prodotto contraffatto.

 

Prove e Cambi

I punti vendita non sono tenuti per legge a permettere la prova dei capi di abbigliamento prima dell’acquisto così come, in assenza di vizi o difetti, il cambio del prodotto è rimesso alla discrezionalità del commerciante. Nel caso in cui il negoziante lo consenta, è sempre meglio provare l’articolo e, prima del pagamento, chiedere all’esercente termini e condizioni per l’eventuale possibilità di sostituzione.  In generale consigliamo di diffidare di quegli esercizi che non consentono di provare i capi: potrebbe essere indice di poca trasparenza.

È poi buona norma evitare di acquistare prodotti la cui etichetta non indichi, oltre alla composizione, anche le modalità di manutenzione: si eviteranno così spiacevoli incidenti nelle operazioni di lavaggio.

 

Garanzie

Se da una parte il negoziante non è tenuto per legge a sostituire un prodotto integro, la situazione cambia radicalmente in caso di prodotto difettoso.

Il D.Lgs. n. 24/2002 stabilisce un periodo di garanzia di due anni per i prodotti nuovi e di un anno per i beni usati, anche nel caso di merce acquistata a saldo: è quindi bene conservare lo scontrino (e possibilmente fotocopiarlo, considerando che le ricevute in carta chimica tendono a sbiadire dopo pochi mesi) per chiedere al negoziante la sostituzione del prodotto difettoso e che comunque presenti un vizio di conformità che ne pregiudichi l’utilizzo, emerso entro i 24 mesi dall’acquisto.

In alternativa alla sostituzione è possibile usufruire della riparazione o richiedere una riduzione proporzionale del prezzo o ancora scegliere la risoluzione del contratto. Va precisato che l’opzione scelta non deve risultare eccessivamente onerosa o oggettivamente impossibile per il venditore.

Il bene deve essere conforme al contratto di vendita o comunque alle descrizioni rilasciate: nel caso in cui questo non avvenga, il cliente può chiedere il rimborso del prezzo pagato. Segnaliamo che anche la pubblicità deve rispondere a tale criterio.

Qualora il venditore rifiuti di ottemperare ai propri doveri o venga richiesto il pagamento delle riparazioni adducendo la mancata copertura del difetto nel quadro della garanzia, ma tali dichiarazioni non risultino opportunamente dimostrabili, il consumatore potrà rivolgersi al Giudice di pace del Tribunale più vicino oppure chiedere assistenza ad uno sportello Federconsumatori.

Al fine di evitare equivoci, è opportuno tenere presente che gli impegni assunti dal produttore, cioè le garanzie convenzionali, sono vincolanti per il produttore stesso, ma non sostituiscono la garanzia legale; quindi, riparazioni e sostituzioni devono essere richiesti direttamente al negoziante: sarà poi quest’ultimo, in presenza di garanzia convenzionale, ad indirizzare eventualmente il cliente al servizio assistenza del produttore.

 

Acquisti online

A differenza di quanto accade per gli acquisti effettuati direttamente nei negozi, nel caso dello shopping online non è sempre possibile consultare tutte le informazioni relative al prodotto. È  pertanto opportuno controllare con attenzione la completezza e l’esaustività della descrizione e la buona qualità delle immagini disponibili per inquadrare il prodotto nel suo complesso.
Proprio tenendo in considerazione l’impossibilità di verificare fisicamente le condizioni e la qualità dei prodotti, il Codice del Consumo prevede particolari tutele per gli acquisti online e a distanza: è il caso ad esempio del diritto di recesso, qui previsto, che invece, come già precisato, non sussiste per gli articoli comprati nei locali commerciali. L’utente ha 14 giorni di tempo a partire dal momento della consegna per restituire il prodotto e richiedere il rimborso totale dell’importo pagato. Ad ogni modo è preferibile consultare sul sito scelto le indicazioni relative al diritto di recesso.

Nel caso in cui l’acquisto non avvenga dal sito dell’azienda ma attraverso un’altra piattaforma, è necessario verificare l’affidabilità dell’intermediario e la provenienza della merce.

Per garantire la sicurezza dei pagamenti, siano essi effettuati tramite carta di credito, carta di debito, bonifico o altri mezzi, è importante utilizzare una connessione protetta, controllare che l’indirizzo del sito web sia preceduto da HTTPS (e non da HTTP) e verificare la presenza dell’immagine di un lucchetto, in basso a destra nella pagina della transazione.

Ricordiamo infine che tutti i siti sono tenuti a riportare l’informativa sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.

Energia: ARERA aggiorna le tariffe dell’energia elettrica che diminuisce del -19,5%. Nell’anno scorrevole, la spesa ammonterà comunque al +67% rispetto all’anno precedente. Necessarie misure urgenti del Governo.

L’Autorità per l’Energia ha aggiornato le tariffe dell’energia elettrica per il primo trimestre 2023: con il nuovo anno arrivano notizie incoraggianti per le famiglie, poiché il costo dell’energia elettrica, infatti, finalmente torna a scendere, dopo i forti aumenti registrati nel corso del 2022.

Questo solo per quanto riguarda l’elettricità: per gli aggiornamenti delle tariffe relativa al gas, infatti, bisognerà attendere i primi di gennaio, con il nuovo metodo di calcolo del prezzo medio ex-post.

La bolletta dell’elettricità per gli utenti sul mercato tutelato, secondo i dati Arera, subirà una diminuzione del -19,5%. Questo vuol dire che, per l’elettricità, la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° aprile 2022 e il 31 marzo 2023), sarà di circa 1374 euro, +67% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente.

Una spesa che, seppure in diminuzione rispetto al trimestre precedente, risulterà comunque insostenibile per molte famiglie, che già stanno affrontando gli aumenti passati e che nel 2023, tolta la spesa per luce e gas, già dovranno affrontare per le altre spese aumenti di +1503,62 euro.

La diminuzione del costo dell’energia elettrica sul mercato tutelato stride, tra l’altro, con il pronunciamento del Consiglio di Stato che rischia di aprire la strada ad aumenti esorbitanti delle tariffe sul mercato libero.

Nonostante la recente diminuzione, non si può e non si deve ancora abbassare la guardia sul fronte energetico: è quanto mai necessario assumere decisioni e prendere provvedimenti adeguati, più incisivi di quelli finora previsti in manovra.

Da tempo, infatti, chiediamo di:

  • Ampliare la platea dei beneficiari dei bonus energia, gas e anche di quello idrico (che forse per una svista in manovra si son dimenticati di inserire), innalzando ulteriormente le soglie ISEE fino almeno a 20mila euro per tutti i nuclei familiari e ancora più alta per le famiglie numerose, aumentando in forma progressiva gli importi erogati;
  • Adottare tutte le misure necessarie per liberare il mercato dell’energia (elettricità, gas e carburanti) dalle speculazioni e dalla volatilità dei mercati;
  • Disporre una garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, nonché un Fondo contro la povertà energetica.

Tali interventi possono essere finanziati attraverso la tassazione, anche fino al 100%, dei superprofitti delle aziende energetiche, introducendo una tassazione ulteriore sugli extraprofitti realizzati dalle società che operano nei settori creditizio, finanziario, farmaceutico e nell’e-commerce. È indispensabile, inoltre, reperire nuove risorse mettendo in atto una seria azione di contrasto all’evasione e avviando una riforma fiscale che tassi di più le rendite e i grossi patrimoni e di meno il lavoro e le pensioni, a iniziare dalla defiscalizzazione dei prossimi aumenti contrattuali per i lavoratori.

Panettoni e pandori non mancheranno sulle tavole natalizie, ma i prezzi lievitano del +8% rispetto al 2021. Tra nuove ricette e rivisitazioni, i re delle feste rimangono sempre il panettone e il pandoro classici.

Le festività natalizie sono alle porte e le persone cominciano ad organizzarsi per ospitare parenti e amici per la cena della vigilia o il pranzo di Natale.

Gli ospiti che non mancheranno di certo sulle tavole natalizie sono il panettone e il pandoro: come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato un’indagine sui costi dei due famosi dolci tradizionali e delle loro varianti.

Nonostante le nuove golose versioni (con aggiunta di mandorle, pistacchio, caramello e agrumi), i più amati restano sempre il panettone e il pandoro classici, che siano industriali o artigianali. Quest’anno, però, gli italiani dovranno fare i conti con una notevole lievitazione dei prezzi, dovuta in larga parte all’aumento del costo della farina di frumento, che quest’anno è salita di oltre il 63% (come rilevato da una nostra precedente indagine).

Dalle nostre ricerche emerge che i costi dei dolci tipici natalizi fanno registrare un aumento medio del +8% rispetto al 2021. Dall’ indagine si evince che il prezzo dei pandori risulta diminuito del -5% rispetto all’anno precedente, tuttavia, i rincari li avvertiamo proprio dall’aumento dei prezzi del suo concorrente, il panettone. Il prezzo del prodotto aumenta del 9% se acquistato al supermercato, aumenta invece del 13% se optiamo per la versione artigianale.  Questi rincari influiranno non poco sulle scelte delle famiglie per i menù natalizi, anche alla luce delle forti tensioni dei prezzi di tutti i prodotti alimentari.

Nell’indagine sono stati inoltre monitorati i costi dei mini panettoni da 100 grammi, dei panettoni realizzati con gusti e ricette differenti rispetto alla ricetta tradizionale e dei panettoni senza glutine, senza lattosio e vegani.

Di seguito la tabella con i costi in dettaglio e alcuni consigli utili su come scegliere prodotti di qualità:

2021 2022 Var. % 2021/2022
Panettone  €                 10,90  €                 11,90 9%
Pandoro  €                 11,53  €                 10,93 -5%
Mini-Panettone  €                   3,30  €                   3,60 9%
Panettone speciale  €                 14,65  €                 15,13 3%
Panettone artigianale  €                 35,33  €                 40,00 13%
Panettone special edition agli agrumi  €                 39,00  €                 43,60 12%
Panettone gluten free  €                 13,95  €                 15,58 12%
Panettone senza lattosio  n.d.  €                 29,20 n.d.
Panettone senza glutine e senza lattosio  n.d.  €                 41,70 n.d.
Panettone vegano  n.d.  €                 34,00 n.d.

Fonte: Dati Federconsumatori 2021 e 2022.

NB – I costi sono relativi a confezioni da 1 kg per tutti i prodotti, tranne il panettone gluten free (500 gr), il mini-panettone (100 gr).

 

Panettone e pandoro: quando sono degni di questo nome?

Ricordiamo che per poter riportare le diciture “pandoro” o “panettone” il prodotto deve essere conforme a quanto disposto dal Decreto 22 luglio 2005 Ministero delle Attività Produttive e dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che stabilisce appunto gli ingredienti da utilizzare e le procedure da seguire nella preparazione.

 

Indicazioni in etichetta

Che sia industriale o artigianale, in qualità di prodotti preconfezionati i pandori e i panettoni devono riportare in etichetta alcune informazioni. La normativa vigente prevede che sulla confezione siano indicate le seguenti informazioni (secondo quanto previsto dal Regolamento (UE) 1169/2011: Etichettatura dei prodotti alimentari):

  • denominazione di vendita – nome comunemente impiegato per definire il singolo prodotto;
  • elenco ingredienti;
  • quantità (di tutti gli ingredienti e la quantità netta dell’alimento);
  • termine minimo di conservazione o data di scadenza;
  • nome o ragione sociale o marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità Europea;
  • sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento;
  • lotto di appartenenza del prodotto;
  • modalità di conservazione e di utilizzo qualora sia necessaria l’adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto;
  • istruzioni per l’uso – ove necessario;
  • paese di origine o luogo di provenienza;
  • ingrediente o coadiuvanti che possono provocare allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o preparazione di prodotti e/o alimenti;
  • dichiarazione nutrizionale.

 

Consigli utili

Non è sempre facile orientarsi tra l’ampia gamma di prodotti proposti, la cui varietà può disorientare il consumatore, distraendolo da elementi importanti. Per questo l’O.N.F. indica alcuni consigli da seguire:

  • Constatare l’integrità della confezione, che non deve presentare buchi o tagli;
  • Controllare la data di scadenza;
  • Prestare attenzione alla denominazione del prodotto (l’eventuale utilizzo della dicitura “dolce natalizio” o “dolce di Milano” o “dolce di Verona” invece di “pandoro” o “panettone” comporta l’impiego di ingredienti diversi rispetto a quelli della ricetta classica);
  • Verificare, qualora sia possibile, lo stato di lievitazione del panettone (quando la lievitazione è ottimale la curvatura del dolce parte dalla fine del pirottino);
  • Qualora l’acquisto avvenga a distanza (via telefono, via internet, ecc.), è opportuno controllare che le informazioni obbligatorie in etichetta siano disponibili prima della conclusione della transazione.

Nel caso del panettone la presenza di canditi e uvette in superficie è quasi sempre sinonimo di un impasto interno ricco. Al taglio il dolce deve presentare alveoli (cioè i tipici fori) grandi e irregolari, che indicano una buona lievitazione.

Il pandoro deve avere un colore dorato e uniforme e non deve risultare unto all’esterno ma perfettamente asciutto.

Una volta acquistato, per testare la qualità della propria scelta, è opportuno valutare il profumo del panettone e osservarne l’alveolatura: quanto più è disomogenea, tanto più la lievitazione e la scelta delle farine sono ottimali (nel pandoro si ha invece un’alveolatura più fine e compatta).

Manovra: Federconsumatori chiede un maggiore impegno per le famiglie. La misura sugli extraprofitti delle aziende energetiche deve essere migliorata.

Dopo un’intera campagna elettorale condotta sulle note della lotta agli extraprofitti delle aziende che producono e vendono energia elettrica e gas metano, alla prova dei fatti, ovvero alla stesura della manovra finanziaria, le promesse sono state drasticamente ridimensionate.

Infatti, per coprire parte degli interventi contro il caro bollette attraverso le risorse derivanti dagli extraprofitti, il Governo Meloni, nella bozza di Legge di bilancio 2023, ha previsto un incasso di soli 2,6 miliardi di euro.

Una cifra poco incisiva e insufficiente a promuovere interventi di contrasto agli aumenti e alle speculazioni in atto.

A questo dato si aggiunge il fatto che, per il 2023, il Governo stanzia nella bozza di Legge di Bilancio 21 miliardi di euro per l’emergenza energetica: di questi solo una minima parte è a favore delle famiglie, che non beneficeranno né della sospensione dei distacchi per morosità incolpevole, né della possibilità di una lunga rateizzazione delle bollette esorbitanti che stanno ricevendo.

Tali risorse sono a malapena sufficienti per prorogare la sterilizzazione degli oneri di sistema sulle bollette fino ad aprile.

Federconsumatori, che instancabilmente rivendica misure a favore delle famiglie, chiede una revisione della norma sugli extraprofitti, che preveda l’innalzamento, anche fino al 100%, della tassazione sui profitti straordinari delle aziende fornitrici di energia superiori alla soglia ammessa. Una tassazione che dovrebbe essere estesa, a nostro avviso, anche ad altri settori come quello farmaceutico, finanziario, creditizio e dell’e-commerce.

Inoltre, chiediamo di intervenire in maniera più incisiva, soprattutto a livello europeo, per promuovere politiche di acquisto comuni e introdurre severe misure in grado di liberare il mercato dell’energia dalle speculazioni in atto e dalla volatilità dei mercati.

È fondamentale che, nell’ottica di assumere decisioni realmente utili ed efficaci nel sostegno alle famiglie, il Governo si confronti con le Associazioni dei Consumatori, le vere portatrici degli interessi e delle esigenze dei cittadini.

Inflazione e acquisti. buone pratiche in Toscana!

L’avvicinarsi del periodo natalizio e l’abitudine a spendere un po’ di più avrà per le famiglie un peso economico rilevante. Recentemente l’ISTAT ha diffuso il dato dell’inflazione che in Toscana risulta essere pari al 12,2% (la media nazionale si assesta all’11,8%). Quello che più rileva è l’aumento dei prezzi dei beni alimentari che raggiunge un tasso del 13,1%. Il nostro osservatorio nazionale stima che l’aumento complessivo dei prezzi comporterà, per l’anno 2022, una maggiore spesa di circa 3.600€ annui a famiglia.

Tuttavia, rileviamo come in Toscana si stanno attivando buone pratiche per cercare di sostenere la spesa delle famiglie. Recentemente Unicoop Firenze ha comunicato lo stop all’aumento dei prezzi dal 21 novembre all’8 gennaio investendo circa 15milioni di euro per sterilizzare gli aumenti che si potranno determinare in vista delle festività natalizie. Pensiamo sia una iniziativa positiva e una buona pratica che auspichiamo possa essere intrapresa anche da altri. Dal nostro canto monitoreremo tali iniziative ed invitiamo i cittadini a segnalarci eventuali anomalie.

Manovra: inconcepibile e dannoso l’innalzamento a 60 euro della soglia per i pagamenti con Pos. Così si favorisce l’evasione e si limita la libertà dei cittadini.

Sono molte le carenze e le incongruità della manovra di bilancio del Governo, che abbiamo sottolineato nei giorni scorsi. Ma, leggendone il testo completo, sono sbucate fuori altre misure pessime, come quella che modifica la soglia minima dei pagamenti Pos, quella sotto la quale sarà consentito all’esercente rifiutare un pagamento tracciabile.

Finora esercenti e attività di impresa o professionali erano tenuti ad accettare i pagamenti a mezzo Pos, con tanto di sanzione amministrativa, introdotta dal 30 giugno 2022, pari a 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore del pagamento elettronico rifiutato. Una misura che già avevamo giudicato insufficiente, dal momento che l’importo della sanzione era esiguo, poco più che simbolico.

Anziché migliorare la norma e renderla più efficace nella lotta all’evasione e ai pagamenti in nero, il Governo ha pensato invece di inserire nella bozza della Legge di bilancio lo stop all’obbligo del Pos per i pagamenti sotto i 60 euro.

In questo modo, quindi, gli esercenti o i liberi professionisti potranno rifiutare pagamenti con carte di credito, prepagate, bancomat e qualsiasi forma di pagamento digitale, pretendendo dai clienti il pagamento in contanti, senza essere soggetti ad alcuna sanzione.

Una misura che esalta chiaramente il rischio di facilitare l’evasione fiscale, così come del resto viene fatto con la norma che innalza il tetto ai contanti fino a 5.000 euro.

Così, mentre nel resto d’Europa e del mondo si incentiva l’utilizzo della moneta elettronica, in Italia torniamo all’età della pietra, obbligando i cittadini a pagare in contanti, incuranti persino del fatto che l’eccesso di moneta circolante contribuisce ad aumentare l’inflazione, tanto più nel momento in cui si va verso gli acquisti natalizi.

La troviamo un’operazione inconcepibile e dannosa per l’intera economia, assunta nel momento più sbagliato. Ecco perché invitiamo esercenti e professionisti al buon senso: consentire ai cittadini di pagare con la modalità a loro più comoda è un segno di civiltà.

Una volta entrata in vigore la norma, se non vi sarà un rinsavimento da parte del Governo, chiederemo ai cittadini di collaborare a stilare una mappatura, che renderemo pubblica su tutti i nostri siti, degli esercizi e attività che non accettano il pagamento con Pos sotto la soglia d’obbligo e inviteremo i cittadini a non effettuare acquisti e a non fruire delle prestazioni da parte degli esercizi che limitano la loro libertà di scelta.

Indagine su indebitamento dei cittadini in Toscana. Compila il questionario!

Federconsumatori Toscana e IRES Toscana hanno elaborato un questionario anonimo per indagare il grado di indebitamento delle famiglie in Toscana.
Gli effetti sociali ed economici prodotti dall’emergenza sanitaria e dalla crisi energetica stanno mettendo a dura prova la capacità delle famiglie di far fronte agli impegni economici relativi ai finanziamenti. Tuttavia,  lo stesso mercato del credito, sostenuto anche dal rialzo dei tassi di interesse, può incentivare forme di indebitamento facendo leva sui tanti bisogni familiari. 
C’è il rischio di una spinta all’indebitamento che può sfociare in una vera e propria crisi finanziaria per l’economia familiare.
Il report che verrà elaborato ha quindi anche l’obiettivo di immaginare quali misure debbano essere predisposte a tutela delle famiglie evitando l’insorgere di crisi da sovraindebitamento.
Contribuisci all’indagine compilando il questionario.

Dl Aiuti quater: misure ancora troppo deboli e inadeguate, soprattutto sul fronte dell’energia. Il Governo ascolti le Associazioni dei Consumatori per conoscere quali sono i problemi e le esigenze dei cittadini.

Gli annunci dei giorni scorsi, a partire da quelli del Presidente del Consiglio, che promettevano risposte forti sul caro bollette suscitando una certa curiosità e qualche attesa, sono stati smentiti dai contenuti del Decreto Aiuti quater.

Il Decreto, che contiene misure che poco c’entrano con il termine “aiuti”, relega il contrasto del caro bollette al margine del provvedimento.

Le risorse stanziate, che coprono i mesi di novembre e dicembre 2022, non prevedono novità positive rilevanti rispetto a quanto già visto nei mesi scorsi: in realtà, su gas ed elettricità, si limitano a una semplice proroga del taglio degli oneri di sistema e dell’Iva. Misura del tutto insufficiente a fronteggiare la crescente difficoltà delle famiglie, soprattutto con l’inverno alle porte.

Incomprensibile e inaccettabile l’esclusione degli utenti domestici dall’accesso alla rateizzazione delle bollette, riservata esclusivamente alle aziende. Sarebbe necessario disporre, almeno, delle garanzie affinché la rateizzazione possa essere effettuata per i cittadini da parte di istituti bancari.

Nella bozza del Decreto non ci è sembrato di scorgere alcun riferimento alla sospensione dei distacchi per morosità: ci auguriamo sia una svista nostra e non del Governo! Se così fosse sarebbe davvero preoccupante.

Confermati, inoltre i tagli delle accise sui carburanti, almeno fino al 31 dicembre.

Una nota positiva si rileva nella proroga del mercato tutelato per i clienti domestici per il gas, che terminerà unitamente a quello dell’elettricità il 10 gennaio 2024. Una misura da noi fortemente richiesta, soprattutto in una fase in cui le aziende sul mercato libero stanno adottando, in molti casi, comportamenti scorretti ed ingannevoli.

Improponibile, inoltre, l’innalzamento al tetto del contante fino a 5.000 euro: come dimostrano innumerevoli studi, analisi, rapporti e ricerche una così elevata circolazione del contante rappresenta un forte rischio di aumento dell’economia sommersa e dell’evasione, che non solo non apportare alcun beneficio alle famiglie, ma anzi le danneggia poiché concorre ad un aumento dell’inflazione.

Anche in tema di superbonus, al netto delle considerazioni sulle criticità esistenti, ci pare del tutto ingannevole far passare la norma che riapre la possibilità di accedere al nuovo bonus per le proprietà unifamiliari per una misura a favore delle famiglie meno abbienti: di certo un nucleo con un reddito reale di 15.000 euro annui difficilmente potrebbe permettersi un’abitazione della tipologia prevista dalla norma.

Complessivamente, il Decreto Aiuti quater risulta, quindi, una sbiadita fotocopia delle misure già adottate, ancora inadeguate. Dei 9 miliardi stanziati solo 1 è destinato ai cittadini. Ad aggravare le preoccupazioni è anche la NADEF 2023 approvata dal Governo nei giorni scorsi che, per il caro bollette stanzia solo 22 miliardi di euro che basteranno, forse, solo fino ad aprile.

Ci auguriamo che il Governo accolga queste osservazioni e si decida, come non avviene da tempo, a convocare un tavolo con i rappresentanti delle Associazioni dei Consumatori, per ascoltare, dalla voce di chi ne ha esperienza diretta, le esigenze, i problemi e le possibili soluzioni più idonee per tutelare i cittadini.

Vinted: l’AGCM, su segnalazione di Federconsumatori, sanziona l’azienda per pratiche commerciali scorrette. Carente l’informativa sui costi aggiuntivi.

L’Antitrust, su segnalazione della Federconsumatori, dopo un articolato procedimento istruttorio, ha multato Vinted per 1,5 milioni di euro. La piattaforma, utilizzata da molti cittadini per vendere oggetti tra privati, è stata infatti giudicata dall’Autorità colpevole di aver diffuso informazioni ingannevoli e fuorvianti in merito ai costi delle operazioni di compravendita.

Nel dettaglio, attraverso numerosi spot pubblicitari, Vinted ha veicolato “messaggi enfaticamente incentrati sulla gratuità delle operazioni di compravendita e sull’assenza di commissioni”. Peccato che non sia affatto così! Infatti, l’azienda ha omesso di indicare, in modo chiaro e trasparente, l’esistenza di costi aggiuntivi a carico del consumatore, relativi alla commissione per “Protezione Acquisti” e alle spese di spedizione.

Da dicembre 2020 la piattaforma opera con tali modalità, a cui, finalmente, oggi dovrà mettere fine, entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

La consideriamo una vittoria importante, che rappresenta un passo avanti nella tutela dei consumatori sempre più propensi all’utilizzo di tali piattaforme di e-commerce, ma anche sempre più attenti al rispetto dei propri diritti e della trasparenza dell’operato delle società di vendita.

Registro Pubblico delle Opposizioni: l’indagine Federconsumatori dimostra che il nuovo strumento è ancora inefficiente. Il 98,5% degli iscritti riceve ancora telefonate indesiderate.

Dopo un lungo, complesso e sofferto iter burocratico, l’estate scorsa è finalmente entrato in vigore il nuovo Registro Pubblico delle Opposizioni. Il servizio ora consente di iscrivere anche le numerazioni di telefonia mobile e annulla tutti i consensi al trattamento dei dati personali rilasciati in precedenza. In questi mesi le sedi Federconsumatori hanno tuttavia ricevuto una pioggia di richieste di informazioni e assistenza da parte di utenti che, nonostante il regolare completamento della procedura di registrazione, hanno continuato a ricevere moleste telefonate a scopo promozionale.

Alla luce di tale premessa, abbiamo pertanto realizzato un’indagine per chiedere direttamente ai cittadini un feedback sul nuovo strumento, verificandone così l’effettiva operatività dalle esperienze concrete degli iscritti. Dalle risposte è emerso che, purtroppo, in coerenza con quanto già segnalato dagli utenti alle nostre sedi, il raggiungimento della piena efficienza del Registro delle Opposizioni è ancora un miraggio.

In primis abbiamo chiesto un riscontro in merito alla tipologia di utenza registrata: il 58,9% dei rispondenti dichiara di aver iscritto al Registro il proprio numero di cellulare, quasi il 40% (39,9%) di aver registrato sia la linea fissa che quella mobile e appena il 2,2% riferisce di aver registrato solo il numero fisso. Tali percentuali appaiono coerenti con l’importante diminuzione dell’impiego del telefono fisso verificatasi in questi anni in favore della crescente diffusione dei dispositivi mobili.

Il dato più rilevante e anche allarmante che emerge dalle nostre rilevazioni consiste nel fatto che il 98,5% degli intervistati, quindi la quasi totalità, dichiari di continuare a ricevere telefonate indesiderate sulla numerazione registrata anche dopo il regolare completamento della procedura di iscrizione. Per quanto riguarda l’ambito di riferimento dei contatti ricevuti successivamente alla registrazione, gli utenti identificano nelle società di energia, gas e telefonia i mittenti della maggior parte delle chiamate, anche se non mancano le telefonate da parte di finanziarie e società di trading online. All’atto pratico, dunque, nella maggior parte dei casi l’iscrizione al Registro si rivela inutile.

Le evidenze emerse dall’indagine ci lasciano a dir poco allibiti, soprattutto considerando la travagliata e sofferta gestazione che è stata necessaria per dare alla luce la nuova versione del Registro. I cittadini devono poter usufruire di uno strumento che assicuri il diritto alla privacy ed è assolutamente inaccettabile che anche in seguito all’iscrizione proseguano telefonate promozionali, spesso anche aggressive ed insistenti, se non addirittura tese a veicolare informazioni scorrette e ingannevoli. Chiediamo pertanto che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy metta in atto con la massima urgenza tutti gli interventi necessari a garantire la piena, reale e concreta operatività del Registro, in modo tale da tutelare efficacemente i diritti dei cittadini. In tal senso è ora di ripensare radicalmente tale questione, adottando, come da noi sempre auspicato, un sistema di opt-in (con un registro dei cittadini che vogliono essere contattati) piuttosto che l’evidentemente inefficace sistema di opt-out.