Palestre: al via le aperture dal 24 maggio. Molti cittadini segnalano però pratiche vessatorie che costringono ad attivare nuovi abbonamenti per fruire dei voucher.

Dopo tanti mesi di allenamento casalingo che ha fatto schizzare alle stelle, lo scorso anno, i costi degli attrezzi per il fitness, finalmente il 24 maggio riaprono i battenti le palestre.

Per allenarsi in sicurezza bisognerà rispettare alcune regole. All’ingresso sarà misurata la temperatura, dovrà essere sempre assicurata la distanza di due metri fra le persone e i locali devono avere adeguati sistemi di ricambio dell’aria senza ricircolo ed effettuare le opportune sanificazioni dei locali e degli attrezzi.

Il personale dovrà indossare sempre la mascherina, mentre i clienti sono tenuti ad indossarla solo quando non effettuano gli allenamenti.

Gli indumenti utilizzati dovranno essere riposti in zaini o borse personali e non devono essere lasciati in luoghi condivisi.

Il protocollo prevede inoltre che, ove possibile, i clienti arrivino già indossando l’abbigliamento per l’attività sportiva. Il gestore potrà vietare l’accesso alle docce e dovrà tenere un registro che traccia le presenze presso la struttura negli ultimi 14 giorni.

Regole pienamente condivisibili, utili a preservare la salute di tutti i frequentatori delle strutture.

Ma l’agognata riapertura ha riservato brutte sorprese per gli amanti del fitness. In molti ci stanno segnalando infatti che, chi non aveva usufruito del rimborso relativo agli abbonamenti pregressi, optando invece di avvalersi invece del voucher da utilizzare alla riapertura delle palestre, ora si vedono costretti ad attivare un nuovo abbonamento per poter fruire del voucher.

Ad esempio, un cittadino che aveva un voucher valido per 6 mesi, ora per poterne usufruire viene obbligato dalla palestra a sottoscrivere un abbonamento di 12 mesi, pagandone solo 6.

Una pratica del tutto arbitraria e vessatoria, non prevista in alcuna norma, che Federconsumatori segnalerà all’Antitrust ed al Coni, chiedendo chiarimenti e invitando i gestori che praticano tali abusi a fare un passo indietro.

È un momento sicuramente difficile per i gestori, che hanno dovuto far fronte a forti disagi determinati dalle chiusure, ma non va meglio per i cittadini, che a loro volta si trovano in condizioni economiche e lavorative complesse a causa delle conseguenze della pandemia. Per questo non è tollerabile tentare di rivalersi delle proprie perdite a discapito di questi ultimi, applicando loro condizioni improponibili e, per di più, adottando le stesse pratiche vessatorie in maniera omogenea su larga scala.