Liberalizzazione degli orari del Commercio e Consumatori.
Federconsumatori Grosseto – Giuseppe De Martis
Come consumatori crediamo che presentare la liberalizzazione degli orari del Commercio, contenuta nel Decreto Legge del Governo Monti, quale momento, a fronte della grave crisi economica che ci ha investito, di modernizzazione del settore, di elemento propulsivo di nuove opportunità di lavoro e di migliori condizioni di acquisto da parte dei consumatori, rappresenti una operazione di carattere apotropaico, cioè di “una formula che, per il proprio contenuto magico, sia ritenuto capace di allontanare o distruggere gli influssi malefici provenienti da cose o avvenimenti” (Zingarelli) ovvero è come fare le corna alla vista di un gatto nero.
Per decenni infatti, in momenti di trionfante liberismo, l’economia è stata sedotta dall’idea che il mercato fosse un meccanismo idoneo a produrre sviluppo e nel contempo capace di auto regolarsi spontaneamente e, ancor di più, di auto correggersi.
Ora noi siamo purtroppo testimoni come tale ipotesi sia andata incontro ad un clamoroso quanto disastroso fallimento del quale noi tutti oggi siamo qui a subirne le conseguenze che per molti sono profondamente dolorose, al limite della sopportabilità.
La crisi che ci sta cambiando la vita, nostra e quella delle future generazioni, trova, guarda caso, uno se non il principale input nella deregulation liberista della quale fu oggetto il sistema finanziario e bancario degli Stati Uniti sotto la Presidenza Clinton.
Essa è la dimostrazione palpabile che l’idea di un mercato che si auto regolamenta è una pura astrazione economicistica alla quale l’uomo ha creduto e continua a credere come il bambino crede alle favole.
Come sempre nei momenti di grave difficoltà l’uomo è disposto a credere a tutto ciò che gli possa dare una speranza e così che qualcuno si convince che proprio la liberalizzazione degli orari delle attività commerciali e non altro possa portare maggiori opportunità di lavoro e migliorare le condizioni economiche del commercio.
Il commercio e il consumo non sono più quelli di 50 e neppure di 10 anni fa, il rapporto tra produzione, distribuzione e consumo è cambiato in modo profondo, oggi le scelte dei consumatori condizionano sempre di più quelle della produzione e quindi, a maggior ragione quelle della distribuzione nel suo complesso.
Il consumatore ha acquistato maggior peso nella relazione con la produzione e con il settore del commercio. Crediamo quindi che se si vuole esprimere una corretta valutazione in merito agli effetti della liberalizzazione in questione sia necessario tener d’occhio i comportamenti e le condizioni nelle quali operano o sono costretti ad operare i consumatori.
Categoria questa della quale si parla poco e quando se ne parla se ne fa una valutazione superficiale, atomizzata, quando al contrario si dovrebbe tener conto del fatto che ormai siamo passati da una società di offerta ad una società di domanda nella quale le regole le dettano i consumatori sia in termini economici che di acquisto responsabile.
Regole che oggi soffrono degli effetti provocati dalla crisi che, oltre ad una diffusa precarietà che incide pesantemente sulla domanda, ha fatto emergere, in modo più che evidente i limiti della così detta economia di ricambio ovvero di quel processo socio economico che, sino a qualche anno fa, ci induceva a procedere all’acquisto di beni per rimpiazzare sempre più rapidamente quelli in uso, con la conseguenza che oggi a fronte di una sovraproduzione si aggiunge una saturazione indotta del mercato.
In questa situazione pensiamo che il commercio più che di liberalizzazione abbia bisogno di porre maggiore attenzione al proprio conto economico e a ricercare, concertare strumenti che lo aiutino concretamente a tenerlo in attivo.
Siamo convinti che tutti e in particolare coloro che concretamente ogni giorno “alzano le serrande” possano concordare sul fatto che il conto economico non si fa quadrare in funzione della durata di apertura e tanto meno in base al numero dei passanti che si soffermano a guardare scintillanti vetrine.
I commercianti sanno benissimo, meglio di altri, che nella loro difficile attività il conto economico va in attivo se il consumatore compra, se il consumatore appunto consuma.
Ignorare questa semplice e vitale esigenza significa illudere coloro che operano nel commercio aggravando con soluzioni illusorie la precaria situazione nella quale la crisi ci ha sprofondato.
Se le prospettive economiche sono negative le famiglie, se potranno, aumenteranno il risparmio e non certo il consumo riconfermando un concetto che già altre volte ha trovato rispondenza nella realtà e cioè che “ si può accompagnare un cavallo alla fonte, ma non si può costringerlo a bere”.
E ci pare plausibile affermare che ancora per alcuni anni il cavallo consumatore non berrà o almeno non berrà come dovrebbe per risollevare la qualità e la quantità della domanda qualunque sia l’orario di apertura che si vorrà utilizzare.
I consumatori non hanno niente da guadagnare da una crisi economica del commercio dalla quale non può che scaturire un’offerta meno affidabile e peggiore in termini di qualità. È interesse dei consumatori contare su un’offerta seria ed economicamente amministrata da regole che garantiscano una corretta e ampia concorrenza.
In luogo di un irresponsabile plauso alla liberalizzazione tout court come Federconsumatori condividiamo ampiamente quanto precisato dalle Associazioni dei Commercianti quando al contrario parlano di una maggiore flessibilità di apertura sempre tenendo d’occhio gli interessi della propria categoria.
Siamo favorevoli quando essi si dichiarano contrari “a stare sempre con le serrande su” ipotizzando una rete di coordinamento quale strumento adatto a gestire di volta in volte le specifiche situazioni.
In un momento nel quale lo Stato ed alcune Amministrazioni locali sembrano sgombrare il campo ben vengano forme di concertazione che mi auguro possano vedere coinvolte anche le Associazioni dei Consumatori nella messa a punto di quel collegamento circolare tra domanda e offerta che rendano più leggeri i duri tempi che ci aspettano.