Servono vere carte dei servizi non depliant pubblicitari

maggio 2010 | AUT & AUT

Servono vere carte dei servizi

non depliant pubblicitari

Intervista a Giuseppe Minigrilli, Presidente Federconsumatori Toscana

Acqua, rifiuti e trasporti. Sono questi i servizi pubblici che in Toscana collezionano le maggiori lamentele da parte dei cittadini. Ogni anno all’indirizzo di posta elettronica e ai centralini dell’associazione Federconsumatori regionale arrivano oltre 20 mila segnalazioni. Circa seimila si trasformano in pratiche e di queste il 15-20% riguarda i servizi pubblici, con la telefonia al primo posto assoluto. Come giudicano i servizi pubblici gli utenti toscani? Cosa non li soddisfa? Ne abbiamo parlato con Giuseppe Minigrilli, dallo scorso giugno presidente di Federconsumatori Toscana. «Attualmente le maggiori segnalazioni riguardano l’acqua, i trasporti pubblici e i rifiuti» spiega, tracciando un bilancio di questi primi mesi alla presidenza dell’associazione. «Poche pratiche riguardano invece la sanità, a dimostrazione della qualità del servizio».

Partiamo allora dai rifiuti…

La sentenza n. 238 della Corte Costituzionale del luglio 2009 afferma l’illegittimità dell’Iva sulla Tia. Noi ci siamo mossi contattando i gestori Ato e i Comuni per chiedere il rimborso di questa tassa non dovuta. Ma non abbiamo avuto risposte positive. Alcune amministrazioni comunali hanno condiviso con noi la necessità di trovare soluzioni e fare sioni sul Governo e sull’Agenzia delle Entrate, affinché venga fatta una modifica legislativa in proposito. Recentemente però, nonostante l’Anci avesse indicato questo indirizzo, alcuni Comuni hanno aggirato l’ostacolo e la norma. Io l’ho definito il “gioco delle tre carte”: anziché fatturare al cittadino fatturano al Comune, l’Iva non compare, ma rimane nel costo totale. In questo modo si penalizza anche chi l’Iva poteva scaricarla e l’utente ci rimette due volte. Anche se l’Iva sulla Tia è un importo di pochi euro, il consumatore così si sente preso in giro. Su questo è stato avviato un contenzioso. Un’altra preoccupazione riguarda una proposta di legge per il superamento degli Ato. Noi vorremmo discutere forme e modi, ma pretendiamo un’Autorità che possa avere pieno controllo su gestori e tariffe, che riesca a far superare i campanilismi, che ritardano le scelte fondamentali. Bisognerebbe accorpare gli Ato, sarebbe un modo utile per fa sistema. In Toscana comunque siamo già a buon punto: ce ne sono solo tre.

Veniamo all’acqua. La partecipazione privata nella gestione idrica decisa dal governo fa molto discutere. Perché?

La nostra associazione è copromotrice della richiesta di un referendum per l’abolizione della legge Ronchi che favorisce la privatizzazione dell’acqua. L’acqua è un bene comune e primario e come tale deve entrare nella mentalità degli amministratori. Per salvaguardare questo bene bisogna avere il coraggio di fare investimenti nell’ammodernamento degli impianti, per evitare la dispersione, che è elevata. Non c’è un dato toscano, ma quello del Centro-Nord Italia dice che viene disperso il 39% dell’acqua immessa nella rete. Al Sud si arriva a anche al 60%. Ci vuole poi un’educazione al consumo dell’acqua, stimolando i gestori a investire sugli impianti e sulla qualità ed educando tutti i cittadini ad un uso corretto, a partire dalle scuole, evitando gli sprechi e utilizzando ovunque l’acqua del rubinetto.

Il “caso Asco”, con il fallimento della società letturista, il mancato pagamento degli importi a Publiacqua e i cittadini costretti pagare le bollette due volte, ha fatto emergere il ruolo delle società “recapitiste”. Cosa occorre fare perché non si ripetano fatti simili?

Molti utenti credono di avere un contratto con Publiacqua, ignorando che il loro condominio si serve di società letturiste come intermediarie. Cittadini e amministratori devono rivedere i contratti con Publiacqua in modo che vengano garantiti una corretta lettura dei consumi di ogni singolo utente, i relativi costi (ora non si sa a chi rispondono), in modo che vengano introdotti elementi di garanzia, anche sottoscrivendo polizze fideiussorie.

Altro punto delicato sono i trasporti pubblici. Qual è la situazione in questo settore? Si è iniziato a investire su strutture alternative: è un processo che va portato avanti. Il punto critico sono i tempi tra l’idea, la fase progettuale e la realizzazione, che sono troppo lunghi.

Cosa possono fare i cittadini per avere servizi migliori?

I consumatori devono favorire la stipula concordata delle Carte dei Servizi. Le Carte ci sono, ma oggi sono spesso simili a depliant pubblicitari. Invece sono uno strumento per definire uno standard del servizio, avere un criterio di valutazione per misurarne la qualità. Su questo c’è un ritardo mostruoso, anche da parte delle amministrazioni che non danno l’input. La Carta dei Servizi è invece la sfida sulla quale si devono confrontare i sindaci.

A cura di Ivana Zuliani